Tlc, 116 milioni dal Pnrr e 300 assunzioni per rilanciare il settore: il progetto del Mur si avvia alla conclusione
- 22 mar 2025
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Al momento ci sono 32 progetti attivi. Ed è stata realizzata una rete di laboratori per continuare a lavorare anche dopo il Pnrr
I settori affrontati sono le reti fisse ad alta capacità, reti cellulari 5G/6G, reti in area locale, reti satellitari, Internet, e le cui applicazioni riguardano gli ambiti più importanti della nostra economia: agricoltura, commercio, energia, finanza, industria, media, salute, sicurezza, trasporti. Iniziative specifiche sono state rivolte ai distretti industriali e al Mezzogiorno. In particolare, al Sud è stato destinato il 40% dei fondi, pari a 47,2 milioni di euro.
Le ragioni della crisi
«Le telecomunicazioni sono davvero un campo fondamentale — continua Blefari Melazzi, docente di Telecomunicazioni all’Università di Roma Tor Vergata —: Internet e cellulari sono state sinora le novità più dirompenti del secolo, indispensabili ormai nella vita di tutti i giorni; sono un’infrastruttura strategica alla pari dell’energia. Il Paese non può non avere una struttura di telecomunicazioni adeguata. Eppure, negli anni passati l’Italia era all’avanguardia dal punto di vista scientifico, tecnologico e commerciale, con operatori che avevano partecipate in tutto il mondo. Ora, invece, soffriamo perché sono proprio gli operatori a soffrire. E ci troviamo in una situazione di grande competizione tra aziende indebolite».
Il professore, infatti, sottolinea come in Italia gli utenti siano contenti di pagare tariffe tra le più basse al mondo per gli abbonamenti ma questo ha provocato una conseguenza inevitabile: gli operatori non hanno più soldi per gli investimenti. «Questo progetto non può cambiare un settore industriale ma abbiamo assunto e stiamo formando 300 giovani, soprattutto ragazze, l’ossatura della ricerca e sviluppo del futuro», spiega Blefari Melazzi.
Tempo di bilanci
Il 2025 è l’ultimo anno del programma, quello in cui si fanno i bilanci. «Abbiamo fatto ricerca sulle reti fisse in fibra, le reti cellulari, l’IoT, il cloud e tutti i settori delle tlc — racconta il presidente della Fondazione Restart —. Al momento ci sono 32 progetti attivi. Abbiamo ottenuto risultati scientifici pubblicati e documentati. È stata realizzata una rete di laboratori che prima non esisteva per continuare a lavorare anche dopo il Pnrr. Sono state adottate iniziative per aiutare le nostre startup a fare ricerca, abbiamo avviato nuovi programmi di dottorato e iniziative di trasferimento tecnologico, di formazione e di comunicazione per trasmettere al pubblico l’importanza del settore».
Un ruolo importante è stato giocato anche dal partenariato. «La struttura prevedeva 25 soci fondatori: 12 università, 3 centri di ricerca (tra cui il Cnr), e 10 tra i principali operatori, vendor, che producono tecnologie, e integratori come Leonardo, e una rappresentanza di Pmi. Dopo di che abbiamo fatto bandi aperti per includere altre organizzazioni e siamo oggi a circa un centinaio di partner, di cui la metà enti industriali», conclude il professore Blefari Melazzi. Che poi, alla domanda sul futuro della Fondazione Restart dopo il 2025, risponde fiducioso: «Vorremmo farla sopravvivere con soli finanziamenti privati».


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